SCRITTO SUL BURRO 

Si era limitata a dire “basta”. “ Signor Giudice: Ho male interpretato il no della ragazza”. “Violenza di gruppo, assolti gli stupratori perché non avevano capito il ‘no’”

“Per il giudice i due sono innocenti e, quindi, non punibili, “per errore sul fatto che costituisce il reato”. In buona sostanza non hanno percepito il “no” della ragazza, dando per scontato il consenso.”

Un "no" esplicito non è sufficiente in Svizzera secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. decisione del Tribunale federale 6B_912/2009 del 22 febbraio 2010.

“La Cassazione, annullando con rinvio, richiedeva una nuova valutazione sulla reazione della vittima di stupro, che può essere talmente spaventata e scioccata da non riuscire a proferire parola, nemmeno “basta” o anche un semplice “no””

Nel film “Sotto Accusa” – basato su una storia vera in cui Sarah, il personaggio interpretato da Jodie Foster, viene violentata da più uomini su un biliardo in un bar; la difesa degli accusati punta sul fatto che la donna, indossando una minigonna, avendo bevuto alcolici ed avendo un atteggiamento provocatorio, ha sostanzialmente acconsentito ai rapporti, anche perché si era limitata ad affermare “un semplice no”.

Un ‘semplice no’, la mancanza di pianti, il ‘minimo di resistenza’, la reazione nei primi 20 secondi. Non bastano per far capire alla legge, all’uomo, qual’è il confine invalicabile, alla persona, alla dignità sacra che non va oltrepassata.

In antichità un detto rurale con valenza e significati anche di tipo e patriarcale indicava malevolmente il corpo di una donna come al burro. “se ti tocco mica è burro che ci rimane il segno”

La mia opera parla di questo. E’ il NO urlato da tutte le donne del mondo, NO significa NO. NO alla violenza. NO all’abuso. NO al patriarcato. NO=NO.

Troppo spesso ignorato tanto da perdere significato e consistenza. Il mio NO scolpito, su un panetto di burro a testimonianza della sua mutevolezza, della sua cangiabilità. La fragilità l’inconsistenza. Oggi, come da secoli, il NO urlato dalle donne acquista una consistenza diversa.

 

ATTRAVERSANDO IL COVID

 

Nel 2030 il punto di non ritorno. Entro il 2030 si dovrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 45% a livello globale, sottolinea il rapporto dell’Ipcc.

I prossimi 10-15 anni saranno un momento unico per la storia economica e climatica mondiale. Secondo gli autori dello studio, siamo prossimi al punto di non ritorno. Se non si effettuerà un cambiamento decisivo, entro il 2030 passeremo il momento in cui saremo in grado di contenere l’aumento della temperatura media globale al di sotto dei 2° C. Purtroppo oggi si va a rilento e siamo a un bivio: da una parte possiamo abbracciare una rinascita economica verde, dall’altra abbiamo ci troviamo ad affrontare un futuro da incubo, all’insegna del riscaldamento globale. (Mancuso, 2018)

UN DIARIO SENZA PAROLE

 

 

Questo diario è una raccolta di immagini catturate durante il periodo di quarantena. 

Questo racconto non ha la pretesa di costruire un immaginario o di interpretare la realtà, ma desidera semplicemente osservare ciò che mi circonda, cogliendo il significato che tutto ciò ha per me.

Ogni istantanea racchiude il senso delle mie giornate: l’orchidea che sboccia, la disponibilità dei miei strumenti di lavoro, il cambio della mascherina dopo un mese e mezzo di utilizzo a causa della sua scarsità, le parole del Papa che risuonano in una piazza vuota, la noia che invade le mie giornate, le sedute di fisioterapia solitarie sul divano, la solitudine di un balcone spoglio, un compleanno non festeggiato, i miei incontri virtuali e l’osservazione del quotidiano di mia figlia, rappresentano la mia doppia vita in un’unica realtà.

Questo racconto inizia con incontri casuali, avvenuti in un momento in cui non pensavamo che la nostra esistenza fosse così minacciata. Ricordo un’immagine rubata durante l’ultimo viaggio in treno da Torino a Firenze. Fu l’ultima uscita ufficiale prima che la mia routine venisse stravolta. Questa emergenza ci ha costretti a rivedere le nostre abitudini, rifugiandoci nelle nostre case per affrontare il COVID-19 e sopravvivere a questa pandemia.

Scopro così un mondo ricco di stimoli; mi dedico ad osservarli e immortalarli attraverso la madre di tutte le arti: il disegno. Con rapidi schizzi di penna o pennarelli, cerco di catturarne l'essenza per non lasciarla sfuggire. In questa sequenza di immagini, espongo e svelo la mia quotidianità al tempo del COVID-19. Un racconto che ha un'eco comune a molti di voi, ma che allo stesso tempo è unico per ciascuno. Concludo queste righe, ultime del mio diario, per lasciare spazio alla mia visione: ogni pagina è un frammento di vita. Non abbiate fretta. Il COVID ci ha donato tempo; approfittiamone.